Quest’anno, ancora più del solito, TuttoFood 2025 è stato trionfale. E non soltanto perché il salone dedicato al sistema agroalimentare italiano è sceso in campo con una quantità di proposte ed eccellenze food& beverage davvero di spessore. Ma anche perché per la prima volta è andata in scena la TuttoFood Week. Vale a dire, un appetitoso FuoriSalone dedicato, che è uscito dai padiglioni fieristici per inondare la città di sapori irresistibili.
E quale sapore più irresistibile, per me, se non quello dell’adorata pizza?
TuttoFood, eccellenze gastronomiche e pizze d’autore
Per questo non potevo certo mancare alla trilogia di serate dedicate alla pizza d’autore. Che hanno visto andare in scena i maestri pizzaioli più interessanti del panorama contemporaneo italiano, in un appetitoso confronto a base di creazioni fantasiose e di gran qualità. Per raccontare ciascuno il proprio territorio attraverso impasti e ingredienti tipici, sperimentazioni e personalità. All’insegna di visioni gastronomiche decisamente avanguardistiche.
Modus ha messo in scena Quattro sfumature di rosso, sul filo conduttore del pomodoro. Cocciuto ha proposto Autori di stagione, incentrato sulla stagionalità degli ingredienti. E Biga Assi di cuore, nel nome delle eccellenze regionali.
Ed è stato un vortice saporito e profumato di creazioni irresistibili che si susseguivano l’una all’altra. E che, chi mi conosce lo sa, mi ha letteralmente inebriata. Per questo voglio citarle proprio tutte, nessuna esclusa.
Ecco le pizze eccellenti del Fuori Salone
- La Cilentana di una volta e la Bianco Tanagro di Paolo De Simone, la prima con pomodoro cotto, cacioricotta di capra e fior di latte, la seconda con carciofi bianchi di Pertosa, lardo e provola affumicata.
- La pizza in pala tonda di Emanuele Riemma, con provola affumicata, pomodoro San Marzano DOP cotto al forno, caciocavallo di grotta.
- La Scarulella di Domenico Fortino, con scarola riccia, pomodoro al forno sott’olio, pancetta casertana e polvere di olive nere.
- La pizza in doppia cottura di Antonio Tancredi, con salsa alla puttanesca, polvere di olive, lacrimelle di capperi, alici di Cetara e crumble di tarallo napoletano.
- La Contemporanea di Umberto Calemme, con crema di fiori di zucca, filetto di pomodoro San Marzano confit, alici, fave, ricotta di bufala e chips di fiori di zucca.
- La Marinara di Raffaele Bonetta, con impasto di mais, stracotto di pomodoro San Marzano DOP, pesto di aglio orsino, olive taggiasche e capperi.
- Il Caporalotto dei fratelli Raffaele e Giuseppe Caporale, padellino croccante con farine di cereali antichi e semi di chia, lino e papavero, farcito con piselli, manzo speziato, fondo bruno, Parmigiano Reggiano, latticini e tuorlo d’uovo grattugiato.
- La Pizza 1734 di Angelo Pezzella con pomodoro San Marzano, alici di Cetara e polvere di olive.
- La Mia Costa Toscana di Francesco Esposito, con marzanella gialla e pacchetelle gialle, provola affumicata, tonno a filetti, olive nere, capperi e bottarga di Orbetello.
- La Lasagna di Claudio Abbate, rilettura contemporanea del grande classico della cucina italiana con ricotta setacciata, prosciutto cotto, fiordilatte, pomodoro San Marzano, pepe e cialde di Grana Padano.Perché il potere straordinario della pizza è anche quello di unire, raccontare, evolversi, creare. Restando, al tempo stesso, il gioiello basilare della nostra solare e gustosa italianità. E chi, più di me, può testimoniarlo?
